Come andò quella volta che facemmo arrabbiare il sindaco…

Come andò quella volta che facemmo arrabbiare il sindaco…

– Biciamici Viareggio – La Vera storia della protesta dei campanelli a Viareggio.

Pedalata con campanelli

La settimana prima di Ferragosto, per motivi che tuttora rimangono avvolti nel mistero, il neosindaco Leonardo Betti decide di interrompere l’unica vera pista ciclabile di Viareggio in direzione Nord-Sud, rendendo noto alla cittadinanza che il tratto di via Fratti compreso tra via Mazzini e via Zanardelli, tradizionalmente a circolazione mista (pedoni/ciclisti), sarebbe stato riservato ai soli pedoni: i ciclisti, quindi, avrebbero dovuto, per il tratto interessato, o scendere e spingere il ciclo a mano oppure, visto che non era stato previsto alcun tracciato alternativo, aggirare l’interruzione immergendosi nel traffico della viabilità ordinaria. Il sindaco giustificò la sua decisione sulla base del principio di tutela dell’utenza più debole, accampando fantomatici incidenti di una certa gravità avvenuti a danno di pedoni urtati da ciclisti.

Prima parentesi. Viareggio è una città fisiologicamente fatta per le biciclette: è completamente piatta (tranne gli avvallamenti del manto stradale, le buche per intendersi), ha una pianta a reticolo con un centro che si estende per circa 5 km di larghezza e 1 km di profondità, gode di un clima mite e solatio per buona parte dell’anno.I viareggini lo sanno, o meglio lo sentono, tant’è che la cosiddetta “ciclabilità contromano” praticamente l’hanno inventata loro. Quindi chi da noi va in bicicletta è un ciclista più che abile, compresa la popolazione over 60. Di incidenti certo ce ne sono: tra auto e ciclisti, tra auto e pedoni, ma tra pedoni e ciclisti non è mai avvenuto, a memoria d’uomo, niente di grave. Nemmeno nel tratto a circolazione “mistissima” di viale Capponi, dove nei pomeriggi d’estate circolano, schivandosi abilmente, pedoni, ciclisti, carrozzine, carrozzelle, grilli, cani, sia al guinzaglio che no.

Quindi rimanemmo tutti sbalorditi (noi ciclisti) dalla decisione del Sindaco che, peraltro, in campagna elettorale aveva fatto sua la bandiera della mobilità dolce.
Cominciarono a fioccare le proteste, le domande (dov’è l’ordinanza?), le rimostranze anche rispetto alla segnaletica improvvisata (una transenna con un foglietto che avvisa dell’obbligo di proseguire a piedi), ma contemporaneamente cominciarono anche a fioccare le prime, salatissime multe, a dimostrazione del fatto che il sindaco, lungi dal recedere dall’ordinanza, non concedeva neanche un periodo di adeguamento.

Si assiste anche ad un miracolo: i vigili urbani, da tempo considerati a Viareggio poco più che ectoplasmi, ricompaiono in forze lungo il tratto in questione per pattugliare e sanzionare i ciclisti ribelli o distratti (ne farà le spese anche la vicesindaco). Nei gruppi di discussione locali serpeggia sempre più insistente lo spirito di rivolta che sfocia alla fine nella rivoluzionaria decisione di compiere una “biciclettata di protesta” che al suono dei campanelli percorra, dove si può pedalando dove non si può spingendo (la multa no, eh), il tratto incriminato. Viene creato l’evento Fb “Facciamo sentire i nostri campanelli” che fissa il ritrovo per venerdì 16 agosto alle ore 18.30.

Seconda parentesi. Il nostro sindaco ha una pagina ufficiale FB “Leonardo Betti sindaco per Viareggio”, con la quale colloquia amichevolmente con la cittadinanza. Così amichevolmente che in data 15 agosto informa la cittadinanza che dovrà assentarsi per breve tempo per un’operazione, antipatica ma non grave, ai testicoli: è un modo informale di fare comunicazione che rispecchia un modo moderno, nuovo e fresco di fare politica. Va bene.

Venerdì 16 ci troviamo all’ora stabilita: prima due, poi tre, poi dieci… è bello vedersi e conoscersi di persona dopo essersi scrutati dalle piccole fotografie dei profili. Aggreghiamo anche ciclisti di passaggio: siamo alla fine una cinquantina di persone (bambini, adulti, ragazzi, anziani), con cartelli, fischietti, un mini-megafono, felici di condividere e manifestare l’amore per la bicicletta, al di là di qualsiasi fede politica. Ci sono, è vero, due esponenti di spicco della politica locale: Enrico, l’anima della festa, del M5S e Rossella, consigliera di una lista civica: ma ambedue sono presenti come tutti, cioè come semplici cittadini dissidenti. Partiamo, percorriamo in formazione a ventaglio la via Mazzini e la via Veneto, risaliamo verso il mare e imbocchiamo la via Fratti. Qui all’altezza della via Zanardelli scendiamo e procediamo a piedi (la multa no, eh), facendo trillare i nostri campanelli, tra gli sguardi per lo più divertiti (l’eccezione c’è sempre e sono alcuni commercianti) dei nostri concittadini.

Terza parentesi: il sindaco abita sulla via Fratti, quasi all’angolo con via Zanardelli.
Sotto casa sua ci fermiamo simbolicamente per 3 minuti, durante i quali attraverso il megafonino cerchiamo di comunicare alle sue persiane sbarrate la nostra allegra e pacifica contrarietà alla chiusura del tratto di ciclabile. Poi proseguiamo ed entro le 19.30 la biciclettata si conclude, con piena soddisfazione dei partecipanti che si salutano con l’impegno di rimanere in contatto.

Questo è quanto.
Il giorno dopo, sulla pagina del sindaco leggiamo:
“Dopo l’operazione in ospedale, mi stavo riposando insieme a mia figlia e siamo stati svegliati da un capannello di persone che, guidati da una consigliera comunali, protestavano con megafoni per la chiusura alle bici di via Fratti. Rispetto tutto, rispetto qualsiasi forma di protesta civile, ma non la maleducazione e la mancanza di sensibilità e di rispetto!”

Eccola la comunicazione moderna, informale, nuova: ma a me per la verità pareva che questo modo di comunicare, facendo della politica una questione privata, mistificando e strumentalizzando, favorendo la guerra tra poveri (nel nostro caso ciclisti e pedoni) tanto nuovo non fosse…
Il resto è storia. Ci siamo arrabbiati per davvero, stavolta, abbiamo inondato l’inondabile di proteste, abbiamo ottenuto una mezza promessa di marcia indietro e alla fine, fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio, abbiamo deciso di costituirci in associazione per portare avanti le nostre istanze in maniera più sistematica e mediante ricorso al Ministero dei Trasporti abbiamo ottenuto la riapertura dei via Fratti al traffico ciclistico.

Qui sotto un’immagine significativa dei maleducati, degli insensibili e degli irrispettosi.

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