Una questione di qualità o una formalità?

Una questione di qualità o una formalità?

Avete presente quando una canzone vi prende in ostaggio i pensieri?

Chissà poi qual’è il meccanismo che fa sì che avvenga, forse l’abbiamo pensata qualche minuto prima, oppure il vortice dei nostri pensieri assume ritmi che somigliano a qualcosa, ma anche l’assonanza di alcune parole potrebbe innescare il meccanismo.

A me accade spesso quando vado in bicicletta, complice il ritmo della pedalata, la mente che si sgombera dai pensieri quotidiani, l’ossigenazione del sangue: si creano le condizioni adatte a far emergere e dilatare quella canzone.

E’ una questione di qualità
o una formalità
non ricordo più bene una formalità
come decidere di radersi i capelli
di eliminare il caffè, le sigarette
di farla finita con qualcuno
o qualcosa, una formalità una formalità
o una questione di qualità

CCCP 1964-1985 Affinità-divergenze fra il compagno Togliatti e noi del conseguimento della maggiore età

Spesso il fenomeno cessa nel momento in cui mi ritrovo a canticchiarla o quando riesco a cogliere un nesso con quello che accade intorno a me. Ma il nesso che trovo non è necessariamente lineare o logico e la canzone dei CCCP che è spuntata ieri sera mentre ero alla ricerca di gelato per mio figlio in preda ai dolori da dentizione mi ha fatto subito pensare ad un passaggio di “Elogio della Bicicletta” di Ivan Illich:

L’americano tipo dedica ogni anno alla propria auto più di 1600 ore: ci sta seduto, in marcia ed in sosta; la parcheggia e va a prenderla; si guadagna i soldi occorrenti per l’anticipo sul prezzo d’acquisto e per le rate mensili; lavora per pagare la benzina, i pedaggi dell’autostrada, l’assicurazione, il bollo, le multe. Ogni giorno passa 4 delle sue 16 ore di veglia o per la strada o per mettere insieme i mezzi che l’auto richiede. E questa cifra non comprende il tempo speso in altre occupazioni imposte dal trasporto: quello che si trascorre in ospedale, in tribunale e in garage; quello che si passa guardando alla televisione gli spot pubblicitari sulle automobili, scorrendo pubblicazioni specializzate, partecipando a riunioni per l’educazione del consumatore in modo da fare un acquisto migliore alla prossima occasione.

L’americano tipo investe queste 1600 ore per fare circa 12000 chilometri: cioè appena 7,5 per ogni ora.

Nei paesi dove non esiste un’industria del trasporto. la gente riesce ad ottenere lo stesso risultato andando a piedi dovunque voglia ed il traffico assorbe dal 3 all’8% del tempo sociale anzichè il 28%

Ciò che distingue il traffico dei paesi ricchi da quello dei paesi poveri, per quanto riguarda i più, non è un maggior chilometraggio per ogni ora di vita, ma l’obbligo di consumare in forti dosi l’energia confezionata e disegualmente distribuita dall’industria del trasporto.

Elogio della bicicletta – Ivan Illich – Bollati Boringhieri editore

Scegliere di utilizzare la bicicletta come mezzo di trasporto quotidiano è una questione di qualità od una formalità dunque?

Anche io non ricordo più bene ma credo che l’importante sia di aver compiuto una scelta. Questa.

 

 


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